Letteratura| Recensione: “Misericordiae (8.38)” di Massimo Ferro (Vincitore del Premio Letterario per la Narrativa RIPDICO – Scrittori della Giustizia 2013).

 Misericordiae   LA MISERICORDIA TRA GIURISDIZIONE E POESIA *

“Mai giudicare un libro dalla sua copertina” così recita un famoso detto; e sebbene non si possa assolutamente giudicare un libro dalla sua copertina, senza dubbio lo spunto di una riflessione può nascere dal suo titolo.

Come in questo caso, “Misericordiae” è il titolo scelto dall’ autore, Massimo Ferro, che si offre ad una “critica”, che intesa in senso kantiano, vale a dire approcciarsi giuridicamente all’ argomento.
Si narrano le vite di Otto Personaggi accumunati tutti dallo stesso ineluttabile destino che sa di fallimento e dalla stessa sorte che ostinata li perseguita. In questa corsa verso la disfatta e contro la vita, Massimo Ferro riveste il ruolo di un oratore “di un diverso tipo di orazione”; infatti Cicerone scrive che “c’è un diverso tipo di orazione che commuove le menti dei giudici e li porta ad amare o ad odiare, o ad essere ostili o a voler salvo l’ imputato, a temere o a sperare, a provare simpatia o a detestare, ad avere pietà o a punire”.
Allora – citando l’oratore per antonomasia (“misericordia est aegritudo ex miseria alterius iniuria laborantis”), la misericordia è una tristezza derivante dalla miseria di uno che soffre per il torto di un altro – possiamo certamente definire l’autore, un oratore, sia durante l’actio dell’orazione quando deve movere e trascinare emotivamente i giudici che, nel particolare, quando si accosta ai lettori del romanzo che sono commossi da misericordiam aliis.

Il perché gli Otto Personaggi suscitino pietà (la pietas nell’accezione virgiliana del rispetto altrui) è scritto nei loro otto tentativi di vivere delle vite che non sono mai state vissute, che piuttosto sono state tante volte sognate da coloro i quali hanno però preferito all’affascinante futuro il già andato passato; pertanto, evocano immagini infantili e giovanili, con la sensazione di essere coccolati e protetti dal “vissuto” insieme al terrore dell’imminente “diventare grandi” e alla mancanza di coraggio per esserlo davvero.

La memoria diventa necessaria perchè permette all’uomo di rifugiarsi nei ricordi, ignorando quel presente che è visto solamente come “un orizzonta chiuso”; quest’immagine dell’orizzonte chiuso ricorrente nella recensione del Prof. Giuseppe Galletta (nel corso dell’incontro di presentazione a Terni, alla libreria Alterocca, il 14 novembre 2012) racchiude, in tutta la sua potenza evocativa, un ossimoro: come può infatti un orizzonte essere chiuso? Come possono i nostri Otto Personaggi avere il coraggio di progettare il futuro se quando si volgono a guardarlo riescono a scorgere solo vicoli ciechi e nessuna via d’ uscita?

Il presente dei protagonista li porta a pensare a come poter agire, senza però mai agire.
I pensieri che li turbano sono intimamente letti dall’autore che li riporta in monologhi interiori e flussi di coscienza infiniti che oscillano labilmente tra ciò che è giusto e ciò che sarebbe giusto, tra “ciò che faccio” e “ciò che in realtà avrei voluto fare” .
L’attitudine all’indecisione riporta al dilemma amletico tra “l’ essere e il non essere”: i protagonisti di Ferro sono interiormente combattuti tra l’agire o il continuare a patire, tra la paura delle conseguenze dei loro atti e il coraggio che ci vorrebbe per compierli, ma che nel frattempo continuano a pensarci su.

Gli Otto Personaggi sono, a tutti gli effetti, degli “inetti” intrappolati nei loro struggenti soliloqui che sono e resteranno sempre “spettatori della loro vita”; così come ne “I sei personaggi in cerca d’autore”, Pirandello fa si che siano gli stessi protagonisti a chiedere affinché venga scritto per loro un copione che possa liberarli finalmente dalla loro Forma di personaggio di un’opera, ovvero dalla realtà che quotidianamente si ritrovano a recitare in ruoli già prestabiliti, e al contempo aspirano sempre più a vivere la loro Vita, lontani dalle convenzioni sociali che vengono viste come delle catene.

In questa perenne lotta tra Vita e Forma ne escono tutti perdenti: la consapevolezza del fallimento porta tutti loro a non avere speranza nel cambiamento e nel miglioramento, a chiudersi in se stessi, a fuggire, a suicidarsi in taluni casi, ed infine, a non affrontare mai la realtà. Ritorna il tema del presente, che noi chiamiamo il Reo Tempo (da Foscolo), che è sintomatico di quella visione che non concede la possibilità di riscatto alle vite dei Personaggi.

Pian piano, l’uomo prende consapevolezza dell’insuccesso della propria vita, nonché dell’accettazione tanto più veloce quanto più dolorosa della propria sconfitta.
Gli Otto Personaggi, tanto ermetici quanto autentici, fatti più di vizi che di virtù, diventano dunque la forza dell’ autore-oratore che, da buon avvocato, li difende come imputati e vittime delle proprie vite; in questo momento interviene l’autore-poeta, follemente innamorato dei suoi Personaggi erranti, che, muovendo le corde più intime del lettore, mettendo a nudo l’uomo che c’è nella finzione del romanzo, porta il lettore prima a commuoversi e poi a perdonare tutte le sue creature. Ci riesce utilizzando quelle “sottili frasi in corsivetto”, intima interpretazione e incisiva chiave di lettura, che centrano il cuore e le parti più intime di ognuno di noi, che “commoverunt nos misericordiam” .
E proprio quando il giurista sembra aver vinto perchè tutti i lettori hanno pianto, hanno avuto pietà ma soprattutto hanno perdonato ai personaggi le loro umane debolezze, il giurista viene battuto dall’autore, particolarmente realista; si deve riconoscere, giunti a questo punto, il merito dell’ artista: come ognuno di noi, il cieco non è poi così cieco, e l’inetto non è poi così senza buon senso, se, fino alla fine, mostra la personalità, pur fatta di difetti umani; proprio l’artista spoglia il personaggio, nella sua parte più intima, di quel peso impostogli dall’esterno che deve continuamente mostrare, e lo fa, sottoponendo tutto ciò al nostro giudizio e alla nostra misericordia.
Buona lettura.
Michele Monteleone – Magistrato

*Con la collaborazione di Simona Rita Monteleone – Liceo Classico “Socrate”, Bari

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: