Giurisprudenza concorsuale – n. 2.11

  • Tribunale Roma, 01 ottobre 2010  

E’ legittima l’istanza di ammissione al passivo volta alla restituzione del bene immobile oggetto del contratto di leasing, qualora la società, antecedentemente alla dichiarazione di fallimento, si sia avvalsa della clausola risolutiva espressa per inadempimento prevista dal contratto.

Massima redazionale (D.O.)

  •  Appello Catania, 11 novembre 2010

Né il momento di ammissione al  procedimento di concordato preventivo (decreto di ammissione), nè quello dell’ omologazione del concordato stesso(decreto di omologazione) comportano alcuna influenza normativa sul regime da applicare all’eventuale e futura procedura di risoluzione del concordato omologato, la quale è soggetta al regime in vigore nel momento in cui è posta in essere.

Massima redazionale (D.O.)

  • Tribunale di Roma, sez. I. – Sentenza 5 novembre 2009, n. 1894

Accordi di ristrutturazione dei debiti, poteri di verifica del tribunale e contenuto relazione del professionista

In caso di accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182bis l. fall., qualora esso rappresenti un elemento essenziale di un più ampio piano di ristrutturazione del gruppo di imprese di cui fa parte la proponente, anche tale ultimo documento, alla stregua del primo, deve essere depositato presso il registro delle imprese. Ai fini della verifica del potenziale pagamento dei creditori estranei, il tribunale, oltre ad aver la facoltà di richiedere all’imprenditore la documentazione necessaria per effettuare i relativi controlli di legalità, deve valutare se l’attestazione del professionista prevista  possa assolvere alla funzione da essa attribuitagli relativa alla attestazione della attuabilità dell’accordo.

Massima redazionale (E.S.Z.)

  •  Corte di Appello di Milano  – Sentenza 29 ottobre 2009, n. 548

Procedura fallimentare ed istituto del trust

L’art. 5 della legge fallimentare vige anche in caso di costituzione, antecedente alla procedura fallimentare, di un trust in cui si trasferisce l’intero patrimonio societario, allorché tale operazione sia soltanto formalmente finalizzata a tutelare i creditori, ma sostanzialmente atta a dare luogo ad una liquidazione atipica finalizzata in realtà alla sottrazione dei beni sociali dalla massa attiva della società fallita.

Massima redazionale (E.S.Z.)

  •  Tribunale di Salerno 27 maggio 2010 III sez. Civ.

Approvazione del rendiconto di gestione del curatore e Legge Pinto

In caso di contestazione, in sede di approvazione, del rendiconto di gestione del curatore redatto ai sensi dell’ art. 116 l. fall., basata sull’affermazione di inadempimento di doveri imposti dalla legge o dalla diligenza richiesta dalla natura dell’incarico, il richiedente è tenuto, a pena di inammissibilità del giudizio di conto, a specificare il danno cagionato sia pure solo potenzialmente alla propria sfera personale, al fine di consentire il controlla da parte del giudice sulla sussistenza della condizione dell’azione.  L’aver subito un’azione manifestamente infondata per mala fede o colpa grave, ovvero per inosservanza della normale prudenza prescritta nei casi previsti dall’art. 96 del codice di procedura civile può configurare di per sé e secondo le circostanze del caso un danno risarcibile; in tal modo la riforma di cui alla legge n. 69/2009, con l’inserimento al terzo comma dell’art. 96 del c.p.c. della previsione della liquidazione d’ufficio ed equitativa svincolata dall’onere di allegazione e di prova, ha inserito nel sistema una fattispecie di responsabilità da abuso del diritto d’azione ex se causativa di danno non patrimoniale, la quale consiste nell’aver subito una iniziativa totalmente ingiustificata dall’avversario alla stessa stregua del danno oggettivo per la durata irragionevole del processo previsto dalla legge 24 marzo 2001 n.89, la c.d. Legge Pinto.

Massima redazionale (E.S.Z.)

  •  Tribunale di Udine Sentenza 6 marzo 2010, n. 2348

Crediti prededucibili e concordato preventivo

Il secondo comma dell’art. 111 della legge fallimentare presenta una definizione specifica dei crediti prededucibili: in essi vanno ricompresi tutti i debiti qualificati in tale modo dalla legge o quelli sorti “in occasione” o “in funzione” delle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare. In tale contesto solo con il decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo si realizza il presupposto della continuità delle procedure, ai fini della prededucibilità dei relativi crediti.

Massima redazionale (E.S.Z.)

  • Cassazione, sez. I civ. 7 maggio 2009 numero 10548

Concordato preventivo, mandato all’incasso e compensazione con i crediti della banca

In caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell’art. 56 della l. fall. (richiamato dall’art. 169 della medesima legge), che i rispettivi crediti siano preesistenti all’apertura della procedura concorsuale. Essa, pertanto, non può operare nell’ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca un mandato all’incasso di un proprio credito, attribuendole la facoltà di compensare il relativo importo con lo scoperto di un conto corrente da lui intrattenuto con la medesima banca.

Massima redazionale (E.S.Z.)

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