Giurisprudenza concorsuale – n. 1.11

  • Cass. civ. Sez. I, Sent., 10-01-2011, n. 377

RIFERIMENTI NORMATIVI:  CC Art.2811.

PRECEDENTI: SS.UU. CASS. n.391 del 1985 e Cass. n. 2255 del 1984 (conforme)

OGGETTO: FALLIMENTO – IPOTECA

L’ipoteca iscritta su un immobile si estende, a norma dell’art. 2811 c.c., a quei beni che all’immobile medesimo siano incorporati, non per mera adesione con mezzi aventi la sola funzione di ottenerne la stabilità necessaria all’uso, ma per effetto di una connessione fisica idonea a dar luogo ad un bene complesso (Sez. un. n. 391 del 1985 e Cass. n. 2255 del 1984). Quando una siffatta connessione fisica sussista, dunque, e si sia perciò in presenza di un bene complesso, non si tratta più di accertare eventuali rapporti pertinenziali tra beni diversi o di affermare la permanente individualità di singoli beni compresi in un complesso aziendale, estendendosi senz’altro l’ipoteca iscritta sull’immobile a tutto quanto costituisce accessione dell’immobile stesso.

  •  Cass. civ. Sez. V, Ord., 21-12-2010, n. 25947

RIFERIMENTI NORMATIVI:  L. Fall., art. 95.

PRECEDENTI: Cass. 12893/07

OGGETTO: OPPOSIZIONE STATO PASSIVO – GIUDICATO ESTERNO

Ai sensi della L. Fall., art. 52, la dichiarazione di fallimento del debitore, aprendo il concorso sul patrimonio del fallito, preclude la proposizione o la prosecuzione di azioni individuali da parte dei creditori, i cui crediti debbono essere accertati e soddisfatti nelle forme di cui agli artt. 92 e ss. della medesima legge, dinanzi al giudice delegato ed al tribunale fallimentare, la cui competenza attrae tutte le controversie che trovano la loro ragione diretta o indiretta e la loro origine ontologica e funzionale nel fallimento. Tale vis attractiva  non si estende tuttavia all’ipotesi in cui la dichiarazione di fallimento sia intervenuta successivamente alla sentenza di primo grado che abbia rigettato (anche solo in parte) la domanda proposta dal creditore, trovando in tal caso applicazione la L. Fall., art. 95, comma 3, (nel testo, applicabile ratione temporis, anteriore alla sostituzione disposta dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, art. 80), ai sensi del quale, ove il credito di cui è stata chiesta l’ammissione al passivo risulti da sentenza non ancora passata in giudicato, il rigetto dell’istanza di insinuazione richiede necessariamente l’impugnazione della sentenza. 

  • Cass. civ. Sez. V, Ord., 21-12-2010, n. 25947

RIFERIMENTI NORMATIVI:  Art. 43 L.Fall.

PRECEDENTI: Cass. 12893/07

OGGETTO: PERDITA LEGITTIMAZIONE SOSTANZIALE E PROCESSUALE DEL FALLITO

La ratio della procedura concorsuale è quella di assicurare unitariamente l’esecuzione sul patrimonio del fallito e di assicurare la par condicio creditorum, la perdita della legittimazione sostanziale, che deve essere intesa solo sotto il profilo dell’esercizio della facoltà dispositiva, non significa affatto perdita della titolarità dei rapporti né dal lato attivo né dal lato passivo. Del resto, la stessa incapacità processuale è soltanto relativa nel senso che il fallimento determina per il fallito la perdita della capacità di stare in giudizio limitatamente ai rapporti nei quali subentra il curatore, per cui egli, il fallito, può ancora agire, senza alcuna autorizzazione, sia sul punto sostanziale che processuale, per far valere i diritti strettamente personali, ovvero i diritti patrimoniali, dei quali si disinteressino gli organi del fallimento.

  • Cass. civ. Sez. VI, Ord., 21-12-2010, n. 25819

RIFERIMENTI NORMATIVI:  Art. 246 c.p.c.

PRECEDENTI: Cass. civ.Cass. n. 11034/2006, 20731/2007 (conformi)

OGGETTO: TESTIMONIANZA COLLEGA DI LAVORO.

Laddove sia chiamato a testimoniare in una vertenza di lavoro altro dipendente (anche se il testimone può avere interesse di fatto alla decisione della controversia siccome identica a quella vertente tra lui ed un altro soggetto ed anche se quest’ultimo sia, a sua volta, parte del giudizio in cui la deposizione deve essere resa) resta attribuita al prudente apprezzamento del giudice di merito verificare in concreto l’interesse del teste e quindi attendibilità della deposizione.

  • Cass. civ. Sez. VI, Ord., 21-12-2010, n. 25819

RIFERIMENTI NORMATIVI:  Art. 99, L. Fall.

PRECEDENTI: Cass. civ., Sez. 1^, 11 maggio 2010, n. 11510 (conforme)

OGGETTO: OPPOSIZIONE ALLO STATO PASSIVO – NOTIFICAZIONE AL FALLITO

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento il termine per la notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza al fallito, secondo quanto previsto dalla L. Fall., art. 99, nel testo novellato dal D. n. 5 del 2006, non è perentorio, e l’inosservanza del termine originariamente assegnato non rende inammissibile l’impugnazione, restando sanata, ex art. 156 c.p.c., se alla nuova udienza fissata dal giudice delegato l’opponente dimostri di aver provveduto all’adempimento prescritto nel termine a tale fine assegnatogli. La notificazione al fallito ha il valore della semplice denuntiatio litis e quindi la sua omissione, in difetto di specifica diversa disposizione, non costituisce causa di inammissibilità dell’impugnazione, dovendo unicamente il tribunale disporre la rinnovazione dell’atto mancante.

  • Cass. civ. Sez. I, Sent., 17-12-2010, n. 25571

RIFERIMENTI NORMATIVI:  CC Artt. 2697 c.c. e dell’art. 67, L. Fall.

PRECEDENTI: SS.UU. CASS.n.7028/2006, n. 24046/2006 e n. 4785/2010 (conformi)

OGGETTO: FALLIMENTO – REVOCATORIA FALLIMENTARE – REGIME PROBATORIO

Nella revocatoria fallimentare avente ad oggetto il pagamento di debiti liquidi ed esigibili ai sensi dell’art. 67, comma 2, L. Fall. “l’eventus damni è in re ipsa e consiste nel fatto stesso della lesione della par condicio creditorum, ricollegabile, per presunzione legale ed assoluta, all’atto di disposizione patrimoniale da parte del fallito, con la conseguenza che sul curatore grava soltanto l’onere di provare la conoscenza dello stato di insolvenza da parte dell’accipiens, mentre la circostanza che il pagamento sia stato effettuato per soddisfare un credito assistito da privilegio non esclude la possibile lesione della par condicio, nè fa venir meno l’interesse all’azione da parte del curatore, poichè è solo in seguito alla ripartizione dell’attivo che potrà verificarsi se quel pagamento non pregiudichi le ragioni di altri creditori privilegiati, che potrebbero in tesi insinuarsi anche successivamente all’esercizio dell’azione revocatoria”.

  • Cass. civ. Sez. I, Sent., 17-12-2010, n. 25570

RIFERIMENTI NORMATIVI:  CC Artt.2729, 2697, 2709 e 2710 c.c. e dell’art. 67, L. Fall.

PRECEDENTI: CASS. n.1543/2006 (conforme)

OGGETTO: FALLIMENTO – LIBRI CONTABILI

Il dettato dell’art. 2710 c.c. che conferisce efficacia probatoria tra imprenditori, per i rapporti inerenti all’esercizio dell’impresa, ai libri regolarmente tenuti, non trova applicazione, in relazione all’azione revocatoria fallimentare, nei confronti del curatore del fallimento , siccome non è annoverato tra i soggetti considerati dalla norma in questione, cioè tra imprenditori che assumano la qualità di controparti nei rapporti d’impresa .

  • Cass. civ. Sez. I, Sent., 10-12-2010, n. 24995

RIFERIMENTI NORMATIVI:  CC artt. 2135, 2195, 2221 –  L. Fall. art. 1 – D.Lgs. 228 del 2001, art. 1.

OGGETTO: FALLIBILITA’ IMPRENDITORE AGRICOLO

L’originaria configurazione dell’imprenditore agricolo, quale risultante dal contenuto dell’art. 2135 c.c., è stata significativamente modificata a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 18 maggio 2001, n. 228 (ed integrata – ma la circostanza non rileva in questa sede con la formulazione della nozione di imprenditore ittico dettata nel D.Lgs. n. 226 del 2001). Detta modifica deve essere infatti interpretata come espressione dell’intento del legislatore di superare una nozione “fondiaria” dell’agricoltura, basata esclusivamente sulla centralità dell’elemento territoriale, e di sostituirla quindi con una più dinamica ed in linea con la diversa realtà tecnico – economica, in cui assumano valore prevalente quelle strutture produttive che si possono avvalere della terra come uno strumento di supporto. Non sembra dubbio che la nozione di imprenditore agricolo desumibile dall’innovazione normativa in esame sia decisamente più ampia rispetto al passato, essendo sufficiente, al fine di legittimarne la configurazione, che il suo intervento nell’ambito del processo produttivo sia limitato ad un’attività di controllo dell’esistenza delle condizioni necessarie per la verificazione di un esito riconducibile all’andamento in sè del ciclo biologico. Non sembra infine dubbio che tale maggiore ampiezza, proprio in quanto riconducibile a criteri diversi da quelli rispetto ai quali era stata riconosciuta la specialità dell’impresa agricola, può legittimare riserve in ordine all’affermata assoggettabilità al fallimento del solo imprenditore commerciale (L. Fall., art. 1). Tuttavia i recenti interventi del legislatore aventi ad oggetto la disciplina delle procedure concorsuali (L. n. 80 del 2005, L. n. 5 del 2006, L. n. 169 del 2007) non hanno operato sul punto alcuna modifica, sicchè un giudizio in ordine all’esistenza o meno dei presupposti indicati dall’art. 2135 c.c. rileva ai fini della decisione sulla fallibilità dell’imprenditore insolvente.

 Massime redazionali (S. N.)

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