Archive for gennaio, 2011

gennaio 26, 2011

Convegno | 18/19.02.2011

Debitore, Creditori e Patrimonio: Legislazioni a Confronto. Alcune Riflessioni a partire dall’Opera di Ariel Angel Dasso “Derecho Concursal Comparado”

Roma, Sala Conferenze UniCredit Banca Viale Tupini n. 180, 18-19 Febbraio 2011 UniCredit Credit Management Bank

L’Evento è organizzato con il coordinamento scientifico della Prof.ssa Stefania Pacchi, Professore Ordinario di Diritto Commerciale della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Siena.

La partecipazione è gratuita.

Per accreditarsi al Convegno è necessario compilare il form online pubblicato sul sito www.creditmanagementbank.eu, nella Sezione Eventi , posizionato in calce al programma congressuale ed indicato con la voce “Per iscriversi compilare il form on line “.

gennaio 15, 2011

Giurisprudenza concorsuale – n. 2.11

  • Tribunale Roma, 01 ottobre 2010  

E’ legittima l’istanza di ammissione al passivo volta alla restituzione del bene immobile oggetto del contratto di leasing, qualora la società, antecedentemente alla dichiarazione di fallimento, si sia avvalsa della clausola risolutiva espressa per inadempimento prevista dal contratto.

Massima redazionale (D.O.)

  •  Appello Catania, 11 novembre 2010

Né il momento di ammissione al  procedimento di concordato preventivo (decreto di ammissione), nè quello dell’ omologazione del concordato stesso(decreto di omologazione) comportano alcuna influenza normativa sul regime da applicare all’eventuale e futura procedura di risoluzione del concordato omologato, la quale è soggetta al regime in vigore nel momento in cui è posta in essere.

Massima redazionale (D.O.)

  • Tribunale di Roma, sez. I. – Sentenza 5 novembre 2009, n. 1894

Accordi di ristrutturazione dei debiti, poteri di verifica del tribunale e contenuto relazione del professionista

In caso di accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182bis l. fall., qualora esso rappresenti un elemento essenziale di un più ampio piano di ristrutturazione del gruppo di imprese di cui fa parte la proponente, anche tale ultimo documento, alla stregua del primo, deve essere depositato presso il registro delle imprese. Ai fini della verifica del potenziale pagamento dei creditori estranei, il tribunale, oltre ad aver la facoltà di richiedere all’imprenditore la documentazione necessaria per effettuare i relativi controlli di legalità, deve valutare se l’attestazione del professionista prevista  possa assolvere alla funzione da essa attribuitagli relativa alla attestazione della attuabilità dell’accordo.

Massima redazionale (E.S.Z.)

  •  Corte di Appello di Milano  – Sentenza 29 ottobre 2009, n. 548

Procedura fallimentare ed istituto del trust

L’art. 5 della legge fallimentare vige anche in caso di costituzione, antecedente alla procedura fallimentare, di un trust in cui si trasferisce l’intero patrimonio societario, allorché tale operazione sia soltanto formalmente finalizzata a tutelare i creditori, ma sostanzialmente atta a dare luogo ad una liquidazione atipica finalizzata in realtà alla sottrazione dei beni sociali dalla massa attiva della società fallita.

Massima redazionale (E.S.Z.)

  •  Tribunale di Salerno 27 maggio 2010 III sez. Civ.

Approvazione del rendiconto di gestione del curatore e Legge Pinto

In caso di contestazione, in sede di approvazione, del rendiconto di gestione del curatore redatto ai sensi dell’ art. 116 l. fall., basata sull’affermazione di inadempimento di doveri imposti dalla legge o dalla diligenza richiesta dalla natura dell’incarico, il richiedente è tenuto, a pena di inammissibilità del giudizio di conto, a specificare il danno cagionato sia pure solo potenzialmente alla propria sfera personale, al fine di consentire il controlla da parte del giudice sulla sussistenza della condizione dell’azione.  L’aver subito un’azione manifestamente infondata per mala fede o colpa grave, ovvero per inosservanza della normale prudenza prescritta nei casi previsti dall’art. 96 del codice di procedura civile può configurare di per sé e secondo le circostanze del caso un danno risarcibile; in tal modo la riforma di cui alla legge n. 69/2009, con l’inserimento al terzo comma dell’art. 96 del c.p.c. della previsione della liquidazione d’ufficio ed equitativa svincolata dall’onere di allegazione e di prova, ha inserito nel sistema una fattispecie di responsabilità da abuso del diritto d’azione ex se causativa di danno non patrimoniale, la quale consiste nell’aver subito una iniziativa totalmente ingiustificata dall’avversario alla stessa stregua del danno oggettivo per la durata irragionevole del processo previsto dalla legge 24 marzo 2001 n.89, la c.d. Legge Pinto.

Massima redazionale (E.S.Z.)

  •  Tribunale di Udine Sentenza 6 marzo 2010, n. 2348

Crediti prededucibili e concordato preventivo

Il secondo comma dell’art. 111 della legge fallimentare presenta una definizione specifica dei crediti prededucibili: in essi vanno ricompresi tutti i debiti qualificati in tale modo dalla legge o quelli sorti “in occasione” o “in funzione” delle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare. In tale contesto solo con il decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo si realizza il presupposto della continuità delle procedure, ai fini della prededucibilità dei relativi crediti.

Massima redazionale (E.S.Z.)

  • Cassazione, sez. I civ. 7 maggio 2009 numero 10548

Concordato preventivo, mandato all’incasso e compensazione con i crediti della banca

In caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell’art. 56 della l. fall. (richiamato dall’art. 169 della medesima legge), che i rispettivi crediti siano preesistenti all’apertura della procedura concorsuale. Essa, pertanto, non può operare nell’ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca un mandato all’incasso di un proprio credito, attribuendole la facoltà di compensare il relativo importo con lo scoperto di un conto corrente da lui intrattenuto con la medesima banca.

Massima redazionale (E.S.Z.)

gennaio 14, 2011

Giurisprudenza concorsuale – n. 1.11

  • Cass. civ. Sez. I, Sent., 10-01-2011, n. 377

RIFERIMENTI NORMATIVI:  CC Art.2811.

PRECEDENTI: SS.UU. CASS. n.391 del 1985 e Cass. n. 2255 del 1984 (conforme)

OGGETTO: FALLIMENTO – IPOTECA

L’ipoteca iscritta su un immobile si estende, a norma dell’art. 2811 c.c., a quei beni che all’immobile medesimo siano incorporati, non per mera adesione con mezzi aventi la sola funzione di ottenerne la stabilità necessaria all’uso, ma per effetto di una connessione fisica idonea a dar luogo ad un bene complesso (Sez. un. n. 391 del 1985 e Cass. n. 2255 del 1984). Quando una siffatta connessione fisica sussista, dunque, e si sia perciò in presenza di un bene complesso, non si tratta più di accertare eventuali rapporti pertinenziali tra beni diversi o di affermare la permanente individualità di singoli beni compresi in un complesso aziendale, estendendosi senz’altro l’ipoteca iscritta sull’immobile a tutto quanto costituisce accessione dell’immobile stesso.

  •  Cass. civ. Sez. V, Ord., 21-12-2010, n. 25947

RIFERIMENTI NORMATIVI:  L. Fall., art. 95.

PRECEDENTI: Cass. 12893/07

OGGETTO: OPPOSIZIONE STATO PASSIVO – GIUDICATO ESTERNO

Ai sensi della L. Fall., art. 52, la dichiarazione di fallimento del debitore, aprendo il concorso sul patrimonio del fallito, preclude la proposizione o la prosecuzione di azioni individuali da parte dei creditori, i cui crediti debbono essere accertati e soddisfatti nelle forme di cui agli artt. 92 e ss. della medesima legge, dinanzi al giudice delegato ed al tribunale fallimentare, la cui competenza attrae tutte le controversie che trovano la loro ragione diretta o indiretta e la loro origine ontologica e funzionale nel fallimento. Tale vis attractiva  non si estende tuttavia all’ipotesi in cui la dichiarazione di fallimento sia intervenuta successivamente alla sentenza di primo grado che abbia rigettato (anche solo in parte) la domanda proposta dal creditore, trovando in tal caso applicazione la L. Fall., art. 95, comma 3, (nel testo, applicabile ratione temporis, anteriore alla sostituzione disposta dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, art. 80), ai sensi del quale, ove il credito di cui è stata chiesta l’ammissione al passivo risulti da sentenza non ancora passata in giudicato, il rigetto dell’istanza di insinuazione richiede necessariamente l’impugnazione della sentenza. 

  • Cass. civ. Sez. V, Ord., 21-12-2010, n. 25947

RIFERIMENTI NORMATIVI:  Art. 43 L.Fall.

PRECEDENTI: Cass. 12893/07

OGGETTO: PERDITA LEGITTIMAZIONE SOSTANZIALE E PROCESSUALE DEL FALLITO

La ratio della procedura concorsuale è quella di assicurare unitariamente l’esecuzione sul patrimonio del fallito e di assicurare la par condicio creditorum, la perdita della legittimazione sostanziale, che deve essere intesa solo sotto il profilo dell’esercizio della facoltà dispositiva, non significa affatto perdita della titolarità dei rapporti né dal lato attivo né dal lato passivo. Del resto, la stessa incapacità processuale è soltanto relativa nel senso che il fallimento determina per il fallito la perdita della capacità di stare in giudizio limitatamente ai rapporti nei quali subentra il curatore, per cui egli, il fallito, può ancora agire, senza alcuna autorizzazione, sia sul punto sostanziale che processuale, per far valere i diritti strettamente personali, ovvero i diritti patrimoniali, dei quali si disinteressino gli organi del fallimento.

  • Cass. civ. Sez. VI, Ord., 21-12-2010, n. 25819

RIFERIMENTI NORMATIVI:  Art. 246 c.p.c.

PRECEDENTI: Cass. civ.Cass. n. 11034/2006, 20731/2007 (conformi)

OGGETTO: TESTIMONIANZA COLLEGA DI LAVORO.

Laddove sia chiamato a testimoniare in una vertenza di lavoro altro dipendente (anche se il testimone può avere interesse di fatto alla decisione della controversia siccome identica a quella vertente tra lui ed un altro soggetto ed anche se quest’ultimo sia, a sua volta, parte del giudizio in cui la deposizione deve essere resa) resta attribuita al prudente apprezzamento del giudice di merito verificare in concreto l’interesse del teste e quindi attendibilità della deposizione.

  • Cass. civ. Sez. VI, Ord., 21-12-2010, n. 25819

RIFERIMENTI NORMATIVI:  Art. 99, L. Fall.

PRECEDENTI: Cass. civ., Sez. 1^, 11 maggio 2010, n. 11510 (conforme)

OGGETTO: OPPOSIZIONE ALLO STATO PASSIVO – NOTIFICAZIONE AL FALLITO

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento il termine per la notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza al fallito, secondo quanto previsto dalla L. Fall., art. 99, nel testo novellato dal D. n. 5 del 2006, non è perentorio, e l’inosservanza del termine originariamente assegnato non rende inammissibile l’impugnazione, restando sanata, ex art. 156 c.p.c., se alla nuova udienza fissata dal giudice delegato l’opponente dimostri di aver provveduto all’adempimento prescritto nel termine a tale fine assegnatogli. La notificazione al fallito ha il valore della semplice denuntiatio litis e quindi la sua omissione, in difetto di specifica diversa disposizione, non costituisce causa di inammissibilità dell’impugnazione, dovendo unicamente il tribunale disporre la rinnovazione dell’atto mancante.

  • Cass. civ. Sez. I, Sent., 17-12-2010, n. 25571

RIFERIMENTI NORMATIVI:  CC Artt. 2697 c.c. e dell’art. 67, L. Fall.

PRECEDENTI: SS.UU. CASS.n.7028/2006, n. 24046/2006 e n. 4785/2010 (conformi)

OGGETTO: FALLIMENTO – REVOCATORIA FALLIMENTARE – REGIME PROBATORIO

Nella revocatoria fallimentare avente ad oggetto il pagamento di debiti liquidi ed esigibili ai sensi dell’art. 67, comma 2, L. Fall. “l’eventus damni è in re ipsa e consiste nel fatto stesso della lesione della par condicio creditorum, ricollegabile, per presunzione legale ed assoluta, all’atto di disposizione patrimoniale da parte del fallito, con la conseguenza che sul curatore grava soltanto l’onere di provare la conoscenza dello stato di insolvenza da parte dell’accipiens, mentre la circostanza che il pagamento sia stato effettuato per soddisfare un credito assistito da privilegio non esclude la possibile lesione della par condicio, nè fa venir meno l’interesse all’azione da parte del curatore, poichè è solo in seguito alla ripartizione dell’attivo che potrà verificarsi se quel pagamento non pregiudichi le ragioni di altri creditori privilegiati, che potrebbero in tesi insinuarsi anche successivamente all’esercizio dell’azione revocatoria”.

  • Cass. civ. Sez. I, Sent., 17-12-2010, n. 25570

RIFERIMENTI NORMATIVI:  CC Artt.2729, 2697, 2709 e 2710 c.c. e dell’art. 67, L. Fall.

PRECEDENTI: CASS. n.1543/2006 (conforme)

OGGETTO: FALLIMENTO – LIBRI CONTABILI

Il dettato dell’art. 2710 c.c. che conferisce efficacia probatoria tra imprenditori, per i rapporti inerenti all’esercizio dell’impresa, ai libri regolarmente tenuti, non trova applicazione, in relazione all’azione revocatoria fallimentare, nei confronti del curatore del fallimento , siccome non è annoverato tra i soggetti considerati dalla norma in questione, cioè tra imprenditori che assumano la qualità di controparti nei rapporti d’impresa .

  • Cass. civ. Sez. I, Sent., 10-12-2010, n. 24995

RIFERIMENTI NORMATIVI:  CC artt. 2135, 2195, 2221 –  L. Fall. art. 1 – D.Lgs. 228 del 2001, art. 1.

OGGETTO: FALLIBILITA’ IMPRENDITORE AGRICOLO

L’originaria configurazione dell’imprenditore agricolo, quale risultante dal contenuto dell’art. 2135 c.c., è stata significativamente modificata a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 18 maggio 2001, n. 228 (ed integrata – ma la circostanza non rileva in questa sede con la formulazione della nozione di imprenditore ittico dettata nel D.Lgs. n. 226 del 2001). Detta modifica deve essere infatti interpretata come espressione dell’intento del legislatore di superare una nozione “fondiaria” dell’agricoltura, basata esclusivamente sulla centralità dell’elemento territoriale, e di sostituirla quindi con una più dinamica ed in linea con la diversa realtà tecnico – economica, in cui assumano valore prevalente quelle strutture produttive che si possono avvalere della terra come uno strumento di supporto. Non sembra dubbio che la nozione di imprenditore agricolo desumibile dall’innovazione normativa in esame sia decisamente più ampia rispetto al passato, essendo sufficiente, al fine di legittimarne la configurazione, che il suo intervento nell’ambito del processo produttivo sia limitato ad un’attività di controllo dell’esistenza delle condizioni necessarie per la verificazione di un esito riconducibile all’andamento in sè del ciclo biologico. Non sembra infine dubbio che tale maggiore ampiezza, proprio in quanto riconducibile a criteri diversi da quelli rispetto ai quali era stata riconosciuta la specialità dell’impresa agricola, può legittimare riserve in ordine all’affermata assoggettabilità al fallimento del solo imprenditore commerciale (L. Fall., art. 1). Tuttavia i recenti interventi del legislatore aventi ad oggetto la disciplina delle procedure concorsuali (L. n. 80 del 2005, L. n. 5 del 2006, L. n. 169 del 2007) non hanno operato sul punto alcuna modifica, sicchè un giudizio in ordine all’esistenza o meno dei presupposti indicati dall’art. 2135 c.c. rileva ai fini della decisione sulla fallibilità dell’imprenditore insolvente.

 Massime redazionali (S. N.)

gennaio 7, 2011

Programma Ri.P.Di.Co. | 10 gennaio 2011

SALA Conferenze   BNL  – Piazza Albania, 33  

Ore 14,30 – 18,30

EDITORIALE
Le parole del nostro tempo.
Umberto Apice

CORSO DI FORMAZIONE
Lezione I: Panorama delle procedure concorsuali. | Presupposti della dichiarazione di  fallimento. | Procedimento per la dichiarazione di fallimento.| Prime dichiarazioni fiscali.
Intervengono:

  • prof.avv. Giuseppe Fauceglia
  •  avv. Lorenza Girone
  • dott. Marzio Pennechini Montino

COFFEE BREAK

GIURISPRUDENZA FALLIMENTARE
Umberto Apice
1. Cass. n.22145 del 29.10 .2010 – Assegno di mantenimento per i collaboratori di
giustizia (falliti).
2. Cass. n. 21246 del 14.10.2010 – Inefficacia dei pagamenti successivi al fallimento e prescrizione.
3. Cass. n. 21860 del 25.10.2010 – Valutazione del tribunale sulla relazione dell’attestatore nel concordato preventivo.
4. Cass. SS.UU. n. 8426 del 09.04.2010 – Cancellazione ed estinzione della società — I.
5. Cass. SS.UU. n. 4060 del 22.02.2010 – Cancellazione ed estinzione della società — II.

DOTTRINA
Istanza cautelare nell’accordo di ristrutturazione dei debiti.
prof. avv. Paolo Valensise